domenica 14 gennaio 2018

Misuriamo la vostra immaginazione









https://michelescarparo.wordpress.com/2018/01/10/trame-graffiate-noia/
L'amico Michele Scarparo ha proposto un dipinto di Guttuso.
Spetta a noi osservando l'immagine inventarci un racconto breve.

Questo è il mio.
Tutti possono cimentarsi in questo esercizio d'immaginazione.





Mario e Gaia avevano passato tutta la notte a parlare. La donna dopo 15 anni di matrimonio cominciò a lamentarsi con il marito: "Tu fai l'intellettuale, il politico e io tutti i giorni pulisco, faccio la spesa, cucino e accompagno i ragazzini a scuola. Ma tu non lo vedi. Sei troppo abitudinario. Anche quando fai l'amore ripeti le solite cose, una palpatina ai seni, qualche bacio e poi di fretta cerchi il mio ingresso. Entri, ti dimeni un paio di minuti e poi ti giri dall'altra parte". Mario rimase seccato: "Tu lo sai che io sono fatto così, ma ti amo". Gaia rispose:  "Tu invece non mi conosci e non hai capito cosa significa quello che distrattamente non hai nemmeno ascoltato. Insomma, io non ti amo più!" e stancamente poggiò la testa sul tavolo.

domenica 24 dicembre 2017

Nel reticolo delle abitudini





La realtà si lascia docilmente
colonizzare dall'abitudine,
dalle abitudini che l'uomo acquisisce
nella vita quotidiana.
E quasi scompare.
Nel reticolo delle abitudini,
la realtà non si realizza,
si nasconde, svanisce.
La coscienza non rimane più sveglia
e si occupa soltanto di quello che
ha davanti, di quello che capta sul momento.
Il tempo si contrae, si divide
e il suo fluire diventa impercettibile.
La coscienza si spegne, perde intensità,
e l'essere stesso,
l'essere a cui questa coscienza appartiene
si nasconde altrettanto, o ancora più della
realtà.



Attraverso l'Eucarestia






Descrivendo la situazione umana attuale, dice André Malraux: "Non c'è un ideale
al quale possiamo sacrificarci, perché di tutti noi conosciamo le menzogne. Noi,
che non sappiamo che cosa sia la verità". E' la più terribile definizione del cinismo che identifica l'atteggiamento dell'uomo d'oggi, e poiché non sa il nome
della verità, tutto gli sembra menzogna, anche l'aspirazione ultima e costitutiva
del cuore, anche l'esigenza profonda di certezza, anche la passione per la
giustizia. Ognuno pretende avere così la propria morale, ma questa è la più
grande e triste menzogna. Che l'uomo abbia la sua morale significa infatti che
ognuno è dominato dalla morale dello stato, del potere, cioè dalla morale dei
valori comuni, stabiliti da coloro che hanno i mezzi per farlo. Così, per una
pressione osmotica irresistibile, tutti coloro che pretendono di avere una loro
morale finiscono sotto il dominio della morale del Potere. La moralità vera è quella
che nasce dall'Eucarestia, cioè dal Dio non più anonimo, ma presente, cui apparteniamo. E' impossibile all'uomo perdonare: l'uomo può dimenticare, può
ovviare, ma non perdonare. Perdonare significa infatti far rinascere da capo
L'eucarestia è la memoria di un uomo che muore al nostro posto, che ci grazia, che ci fa diventare colmi di essere, come se non avessimo fatto nulla di male.

La figura di Giuseppe






Uscì dalla grotta. Si fermò, guardò all'intorno. La notte era alta, il cielo limpido e colmo di stelle. Da quel brulichio di puntini scintillanti si riversava sulla terra una cascata di splendore. Lo spazio era intessuto di una sorta di nebbia d'argento.I monti in lontananza parevano dipinti d'argento. Tutto intorno si stendeva un profondo silenzio. A Giuseppe non pareva si trattasse del comune silenzio notturno, in cui tutti dormono. Aveva la sensazione che proprio nessuno dormisse, ma che tutto, la terra, gli uomini, e perfino gli animali vegliassero in una strana tensione. Tutto il mondo parfeva condividere la sua attesa. Miriam era nella grotta con Ata. non l'aveva voluto con sè. Dalla grotta non giungeva alcun suono. Eppure non riusciva a distogliere i suoi pensieri, neppure per un minuto, da quello che stava succedendo nella grotta.. Colui che tra breve sarebbe nato, chi sarebbe stato?
L'Altissimo certamente avrebbe potuto inviarLo in modo diverso: subito nella forza e nella potenza. Perchè aveva voluto che ciò che doveva essere magnificenza, si iniziasse nella miseria e nell'abbandono?
Non mi preoccuperei se in questo momento nascesse il mio vero figlio. Saprei che sarebbe così come lo renderò io. Ma questo non è mio figlio... E' qualcuno inviato dall'Altissimo. Giunge per seguire la Sua volontà. Aveva atteso di sentire la chiamata dell'Altissimo. Allorché era giunta, l'aveva seguita, anche se gli era stato imposto di rinunciare alla ragazza che aveva trovato e al suo sogno di avere un figlio. Non comprendo, aveva pensato, ma poiché Egli lo esige....
La notte era fredda. All'intorno continuava a regnare il medesimo silenzio che pareva colmato di respiri ansimanti. D'improvviso aprì gli occhi, batté le palpebre. Era come se l'avesse abbagliato lo splendore del sole. Ma il sole non c'era. La notte non aveva cessato di essere la notte. Era divenuta soltanto più luminosa di prima. Tutto intorno pareva ardere. Sentì che lo circondava un profumo di fiori. Non c'erano in precedenza. Adesso vide interi prati fioriti. Ovunque guardasse si aprivano grandi calici bianchi...
Una voce lo chiamò: "Giuseppe, rallegrati! Rallegrati molto! E' un maschio. Tanto bello. Tua moglie ti chiama...
"GuardaLo Giuseppe "sussurrò Miriam "Si chiamerà Gesù...lo permetti vero?
"Si chiamerà come vuoi tu!"
In questa settimana in cui riviviamo momenti cruciali della vita di Gesù in fondo al mio cuore c'è una buona dose sia di tristezza che di gioia. Vorrei inabissarmi e contemporaneamente innalzarmi in Lui il più grande e il più meraviglioso incontro della mia vita.

venerdì 22 dicembre 2017

Michetti fotografo





di Rosario Rampulla
“Tutta render non so nelle mie rime/ la maledetta simpatia che ispiri…/ma tu mi intenti, va’, matto sublime”. Maggio 1880: si conclude così un sonetto che Edmondo De Amicis dedica, sulle pagine del Piccolo di Napoli, ad un uomo di multiforme ingegno che, per quanto “nato pintore”, si espresse in innumerevoli “prove artistiche”, dalla scultura alla scenografia fino all’architettura ed alla fotografia, con le istantanee che divennero una sorta di studio preparatorio alla tele. Un uomo intriso della speranze e delle ambizioni del suo tempo, amico degli intellettuali e degno di essere accolto al cospetto del re. Un uomo chiamato Francesco Paolo Michetti. A ricostruire una biografia attenta del celebre abruzzese ci ha pensato Franco Di Tizio, che ha tracciato i momenti salienti della vicenda che segnò l’Italia a cavallo tra ‘800 e ‘900, facendo di Michetti un artista tra i più stimati ed apprezzati tra il Belpaese e l’Europa.

Il risultato è un ritratto denso, ricco di sfumature e curiosità in cui riscoprire come si potevano interpretare in modo assoluto l’arte e la vita, tra decadenze, pulsioni febbrili e sempre gestione di un normale ménage. Una storia italianissima, fortemente connotata d’Abruzzo, dove anche i momenti difficili, le miserie, le alterne fortune non sembrano mai tendere a quel tragico e disperato che, ad esempio, ha caratterizzato altre nobili figure di poeti, letterati e pittori. C’è semmai, un che di bucolico che si respira tra le ampie sale del convento dove Michetti realizzò il suo atelier, rifugio corroso dalla salsedine e dal profumo di mare. Tensioni creative che si mescolano alle ansie quotidiane, fatte di debiti, amori non corrisposti o vissuti come in un romanzo. E, nel mezzo, opere che hanno lasciato una traccia indelebile, esercizi di virtuosismo traboccanti di passione e verità. Un rito pagano di bellezza che seppe muovere entusiasmo e sdegno con la medesima violenza. La storia di Michetti ha inizio nel 1851 a Tocco Causaria, dove nacque da Crispino e Aurelia Terzini. Fanciullo incline al disegno, Franceso (o Ciccillo, come veniva chiamato) capì in fretta a quale Musa abbandonarsi. In questo senso è interessantissima una sua forbita lettera, scritta ancora tredicenne, al presidente del Consiglio provinciale di Chieti per ottenere un sussidio con il fine di “aver mezzo d’istruirmi nel disegno, arte per cui sento un trasporto irresistibile”. Una vera vocazione che Michetti riesce dopo poco a soddisfare trasferendosi a Napoli per frequentare l’Accademia. Qui maturano per lui incontri fondamentali, come quelli con Edoardo Dalbono e con Filippo Palizzi, sorta di maestro ufficiale del giovane abruzzese all’ombra del Vesuvio. Di Tizio ricostruisce una vicenda maturata in modo rapido, con Michetti che comincia ad avvicinarsi a quei soggetti popolari che faranno la sua fortuna. Un soggiorno a Parigi, intorno al 1870, gli garantisce un certo seguito, oltre alla possibilità di esporre ripetutamente al Salon, nel 1872, nel 1875 e nel 1876. Forte del sussidio che l’amministrazione di Chieti continua ad elargirli, nel 1874 l’artista fa segnare una nuova evoluzione stilistica, prendendo esempio da Mariano Fortuny. Gente e paesaggi d’Abruzzo diventano soggetto ideale per sviluppare le tematiche a lui più care, dando alle sue opere una caratterizzazione che si rivelerà determinante per il futuro. Nel 1878, Michetti abbandona Chieti per Francavilla a Mare, il suo buen ritiro. E’ qui che conosce l’allora tredicenne Annunziata Cirmignani, protagonista di vari ritratti e poi, dal 1888, moglie del pittore. Da queste radici hanno origine i primi frutti dell’arte michettiana, come La Processione del Corpus Domini a Chieti, opera vibrante e passionale. Una passione decisamente laica, quasi un’esplosione emozionale in cui la devozione è vissuta a fior di pelle. Nel segno di quella “pittura esagerata” che Francesco sposerà senza remore anche nei lavori successivi. Mentre è impegnato a costruire il proprio studio, l’artista incontra diciassettenne Gabriele D’Annunzio, allora in procinto di pubblicare la seconda edizione di Primo Vere. Siamo nel 1880, l’anno in cui prende forma il Cenacolo michettiano, sodalizio di spiriti elevati che farà di Francavilla una sorta di fabbrica alchemica dell’idea e della creazione.